L’intervento ernia del disco rappresenta una possibile soluzione a un problema fastidioso che potrebbe nel tempo rappresentare un serio disagio per il paziente.

Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare questo spazio per parlare dell’ernia del disco e di come si può risolvere grazie all’intervento chirurgico o all’uso di tecniche mininvasive per curare altre problematiche relative a quello che comunemente viene definito “maldischiena”.

Ce ne parla il Dott. Giuseppe Russo (anestesista e terapista del dolore) del reparto Anestesia della COT di Messina.

Giuseppe Russo - Anestesista

Ernia del disco: come e perché si forma?

Prima di parlare dell’intervento ernia del disco e di quali sono le possibili soluzioni a quello che comunemente viene definito mal di schiena, ma che in realtà ha causa più disparate, vediamo meglio cosa è l’ernia del disco e come si forma.

I dischi intervertebrali sono cuscinetti che separano le vertebre con funzione di ammortizzatori, e sono formati da un anello circolare (l’anello fibroso) che racchiude un nucleo gelatinoso (il nucleo polposo).

L’ernia del disco si forma quando, per varie ragioni, la pressione interna del nucleo polposo è eccessiva, l’anello fibroso si rompe e parte del nucleo fuoriesce erniandosi.

Esiste una condizione detta bulgin discale o protrusione in cui l’anello fibroso pur rimanendo integro viene spinto in fuori dal nucleo polposo manifestando una sintomatologia sovrapponibile a quella dell’ernia.

In prossimità dei dischi ci sono le radici che formano i nervi degli arti (braccia e gambe) le quali, compresse dal nucleo erniato, generano il dolore (brachialgia se all’arto superiore, sciatalgia se all’arto inferiore).

Il rischio di ernia aumenta oltre che per l’invecchiamento dei tessuti anche per condizioni che ne accelerino la degenerazione (postura non corretta, lavori o sport usuranti il disco o che comportino sovraccarichi della colonna vertebrale, traumi ecc.).

colonna vertebrale

Intervento ernia del disco: il problema si risolve definitivamente?

Se volessimo identificare una soluzione definita, l’intervento ernia del disco rappresenterebbe la cura perfetta per tale problematica?

Il disco intervertebrale, come tutti i tessuti del corpo umano, possiede dei meccanismi di riparazione spontanea.

La maggior parte delle ernie del disco, quindi, si risolve spontaneamente, solitamente in un paio di mesi e non è necessario in questi casi ricorrere all’intervento per l’ernia del disco.

Compito del medico è, in tale periodo, controllare il dolore e impedire che insorgano deficit neurologici (come paresi degli arti o disturbi sfinterici) pericolosi o che potrebbero risolversi con difficoltà.

Il dolore si controlla solitamente sia con una terapia medica (antinfiammatoria e analgesica), sia eventualmente con infiltrazioni antalgiche dirette della radice nervosa compressa dall’ernia.

Possiamo dire che la chirurgia si rende necessaria solo in una percentuale minore di ernie del disco.

Intervento ernia del disco: esistono delle tecniche mininvasive per evitare l’intervento chirurgico e quali sono i vantaggi?

Non sempre, come visto nel paragrafo precedente, l’intervento ernia del disco è necessario.

Esistono delle tecniche mininvasive ed esistono da diversi anni, si tratta di metodiche collaudate  e pertanto supportate da letteratura scientifica. La protrusione del disco, sia lombare che cervicale, può essere eliminata con tecniche percutanea (cioè senza bisogno di tagli ma introducendo degli aghi sotto guida radioscopica), frammentando il nucleo polposo e poi aspirandolo, oppure vaporizzandolo mediante sonde alimentate con radiofrequenze, o mediante laser.

Presso il centro polispecialistico COT eseguo sia la vaporizzazione laser che la risonanza quantica molecolare ad alta frequenza tecnica che permette grazie alla combinazione di diverse armoniche ( 4,8,12,16 MHz)di sviluppare l’esatta energia capace di rompere i diversi legami presenti nel nucleo polposo, consentendo di eseguire la decompressione discale.Ovviamente le tecniche mini-invasive hanno molti vantaggi. Gli interventi vengono eseguiti in anestesia locale, senza dolore o disagio per il paziente.

Un approccio mini-invasivo non è traumatico per i tessuti in quanto rispetta le strutture anatomiche. Inoltre, non esiste il rischio di formazione di cicatrici post-chirurgiche profonde a livello delle radici nervose (rischio tipico della chirurgia aperta), cicatrici che possono essere più dolorose dell’ernia e sono difficilmente risolvibili.

Anche la mobilizzazione del paziente dopo l’intervento e la ripresa delle attività lavorativa e sportiva sono molto più rapide (i pazienti si alzano il giorno stesso e gli interventi vengono eseguiti ambulatorialmente).

Mal di schiena: le tecniche mini-invasive anche per altre patologie della colonna vertebrale?

Nel caso di altre patologie non legate all’intervento per l’ernia del disco, è possibile rivolgersi alla COT anche nel caso in cui ci siano problematiche legate al mal di schiena.

Per esempio per il trattamento delle fratture vertebrali la vertebroplastica e la cifoplastica sono tecniche consolidate e ampiamente diffuse.

Si tratta di metodiche attraverso le quali e possibile sintetizzare la frattura di una o più vertebre attraverso l’iniezione nella vertebra di cemento acrilico, a fini di stabilizzare e consolidare le fratture che generano dolore. Inoltre, la cifoplastica prevede, prima dell’iniezione del cemento, un’espansione del corpo della vertebra fratturata mediante palloni o espansori meccanici, al fine di ridurre (ricomporre) i frammenti d’osso, e recuperare la forma originale della vertebra.

Queste tecniche sono impiegate sia per le fratture osteoporotiche, tipiche dell’anziano: la vertebra, indebolita dalla mancanza di calcio dovuta all’osteoporosi, cede spontaneamente o per piccoli traumi, provoca dolore.

È facilmente comprensibile, come un approccio mini-invasivo in pazienti fragili, nei quali una chirurgia maggiore di stabilizzazione spesso non è attuabile, rappresenti un metodo estremamente vantaggioso e dai rischi ridotti rispetto ad un intervento di chirurgia maggiore.

La stessa metodica vale per i pazienti neoplastici, nei quali la frattura vertebrale può essere dovuta a una metastasi.

E’ possibile oggi eseguire una ablazione mirata della metastasi con tecniche mini-invasive che attraverso l’utilizzo del calore prodotto da una corrente elettrica (radiofrequenza) possono eliminare la metastasi ed il dolore da essa provocato associando anche la stabilizzazione dell’osso colpito con l’utilizzo del cemento sopra citato.

Intervento colonna vertebrale: cosa fare se ho subito l’intervento chirurgico e ho ancora dolore?

Ogni anno in Europa più di 500.000 persone si sottopongono ad un intervento chirurgico alla colonna vertebrale e se nella maggior parte dei casi l’intervento allevia il dolore, una discreta percentuale di pazienti dopo il recupero dall’intervento continua a soffrire di dolore debilitante, o lamenta la ricomparsa di sintomatologia algica dopo un periodo più o meno lungo di relativo benessere.

Con il termine Failed Back Surgery Syndrome (FBSS) o sindrome da fallimento chirurgico si intende quella condizione caratterizzata da un dolore che persiste dopo chirurgia vertebrale accompagnato da disabilità.

Esistono delle tecniche come l’epiduroscopia e la radiofrequenza del canale vertebrale che posso alleviare la sintomatologia del paziente affetto dalla FBSS.

Cosa è la Epiduroscopia?

L’Epiduroscopia o Mieloscopia è una procedura microinvasiva utilizzata per la diagnosi ed il trattamento del dolore di schiena acuto e cronico.

colonna vertebrale schema

Consiste nell’introdurre una microsonda flessibile a fibre ottiche attraverso cui possiamo visualizzare, ispezionare e direttamente curare le strutture anatomiche, i tessuti ed i nervi contenuti nello spazio epidurale. Ricordiamo che il “mal di schiena” è la patologia benigna più costosa per il sistema sanitario.

Innanzitutto è doveroso fare una premessa per meglio comprendere l’importanza e le finalità di questa rivoluzionaria tecnica endoscopica.

Di norma, il nostro corpo in un processo infiammatorio acuto in atto come ad esempio durante un attacco acuto lombosciatalgico per ernia del disco, oppure a seguito di un intervento chirurgico sulla colonna determina la formazione di tessuto ectopico di riparazione, sviluppando aderenze fibrose che possono inglobare le radici nervose. Queste adesioni possono causare irritazione e infiammazione, e potenzialmente possono essere causa di dolore severo con tendenza alla cronicizzazione.

Queste aderenze sono difficilmente visibili con le comuni tecniche diagnostiche come la Risonanza Magnetica Nucleare e la Tac.

Infatti abbiamo più volte confrontato le diagnosi finali della Risonanza Magnetica e della Tac con ciò che abbiamo potuto riscontrare mediante l’Epiduroscopia osservando che l’accuratezza di questa nuova tecnica ci permette di diagnosticare e curare anche le minime presenze di tessuto cicatriziale ed aderenziale responsabili del dolore.
L’intervento viene eseguito in anestesia locale con una leggera sedazione.

bacino

Dopo l’anestesia locale attraverso l’osso sacro l’endoscopio a fibre ottiche viene introdotto nel canale epidurale e viene avanzato lentamente cercando di fare diagnosi dell’origine del dolore e colloquiando con il paziente il medico potrà effettivamente individuare la zona infiammata e quindi liberare le radici nervose dal tessuto infiammatorio causa del dolore invalidante. Inoltre potrà anche eseguire una medicazione mirata antinfiammatoria direttamente sulle radici nervose coinvolte.

Una volta terminata la procedura che mediamente ha una durata di circa 30 minuti, il paziente viene riportato in reparto di degenza ed invitato a restare a letto disteso per circa quattro ore.

La radiofrequenza è una tecnica che consente di ottenere un’analgesia (sollievo dal dolore persistente/continuo) per un periodo di tempo superiore a quello che si otterrebbe con il solo utilizzo di farmaci. La neurolesione a radiofrequenza consiste nel ledere il nervo che si ritiene essere causa del dolore.

L’analgesia viene ottenuta tramite una lesione termica delle fibre che conducono lo stimolo doloroso: ciò permette la ripresa di una migliore autonomia nelle attività quotidiane e la possibilità di intraprendere un programma rieducativo e riabilitativo altrimenti difficile da realizzare.

mal di schiena lombare

La tecnica può essere utilizzata per:

  • il trattamento del dolore cronico della colonna vertebrale
  • il dolore da disfunzione delle faccette articolari (le articolazioni fra le vertebre)
  • lombalgie
  • compressioni del nervo
  • disfunzioni del disco intervertebrale

Ernia del disco e maldischiena: che fare?

Arrivati a questo punto è chiaro pensare che n qualsiasi maldischiena può celare problemi maggiori, che se presi in tempo, possono essere risolti senza troppi problemi.

Dunque cosa fare?
E’ necessario procedere all’intervento per l’ernia del disco?
Si rende obbligatorio procedere chirurgicamente per le disfunzioni del disco vertebrale?

Suggeriamo sempre di farsi visitare dai nostri specialisti per capire l’entità e la gravità della problematica e, tra le altre cose, capire anche:

  • Se si rende necessario l’intervento ernia del disco
  • Quanto dura l’intervento chirurgico
  • Quando operare l’ernia del disco
  • Quali problematiche rivolte al mal di schiena possono essere risolte senza intervento chirurgico

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